La filiera corta
Il cammino del caffè e del cacao dalle piantagioni alle nostre case
Il cacao, come il caffè, sono materie prime il cui prezzo è continuamente soggetto all'andamento del
mercato internazionale. Le variazioni di domanda ed offerta dettano le quotazioni delle borse merci di
Londra e di New York. Dal gennaio 2008 al gennaio 2009 il prezzo del cacao, ad esempio, partendo da
un prezzo pari a 2200 dollari americani è arrivato alla quotazione di 2600 dollari, passando da un
massimo di 3000 e da un
minimo di 2100. Si valuta che solo il 5% di questo valore torna ai produttori, quindi, alla quotazione
attuale per un chilogrammo di cacao che costa mediamente 2 Euro, 40 centesimi è il loro guadagno.
La proporzione è ancora più paradossale se si pensa al costo di acquisto della cioccolata da parte
dei consumatori finali.
Ma a chi va tutto il guadagno se è evidente che non arricchisce i produttori?
I passaggi compiuti
dalle fave di cacao, così come il caffè, prima di essere trasformate in cioccolata sono molteplici. I primi intermediari
sono solitamente i trasportatori, cioè persone in possesso di un semplice pick-up che prendono in
consegna i sacchi di fave da trasportare al mercato: in Messico questi individui vengono chiamati
significativamente "Coyotes" con riferimento alla diffusa farabuttaggine degli stessi. Al porto chi
prende in consegna il carico è detto l'esportatore, colui cioè che tiene i rapporti con le
aziende trasformatrici e prepara i carichi per le navi.
Il 20% delle fave mondiali transita dall'Olanda che è il principale paese produttore di semilavorati,
polvere, burro e liquore di cacao poi usati per i dolciumi. Il mercato è dominato per l'80% da sole 6
multinazionali: Mars (Usa), Philip Morris (Usa, proprietaria di Kraft, Jacobs, Suchard, Cote d'Or e
Milka), Herskey (Usa), Nestlé (Svizzera), Cadbury-Schweppes (Regno Unito) e per finire l'italiana
Ferrero. Queste aziende e poche altre sono le uniche in grado di effettuare tutta la lavorazione, dalle
fave al cioccolato. I piccoli artigiani e le piccole aziende acquistano i semilavorati dalle ditte
specializzate in questo tipo di lavorazione (in Italia solo una è in grado di farlo).
L'acquisto diretto delle materie prime dai produttori e una lavorazione fatta senza esternalizzazioni,
ma completamente in proprio, consente da una parte di pagare il prodotto primario senza speculazioni e,
dall'altra, di offrire il prodotto finale ad un prezzo molto più competitivo.
