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Sono oltre 25 milioni i produttori colpiti dalla crisi internazionale dei
prezzi del cafè, che nella raccolta 2003-2004, è calato al livello più basso degli
ultimi 30 anni, spesso ad un livello inferiore al costo di produzione. L'origine della
crisi è di tipo strutturale e tra le sue cause possiamo annoverare la sovraproduzione
di caffè, dovuta all'ingresso di nuovi paesi produttori, non accompagnato da un aumento
della domanda, ed il forte squilibrio nella distribuzione degli utili generati nella
trasformazione del prodotto. Da una parte l'impoverimento dei produttori del caffè,
dall'altra la crescita dei margini di utile delle socità di trasformazione e
commercializzazione. I costi sociali di questa crisi significano un aumento
dell'emigrazione, spesso illegale, verso il Nord America, migrazione interna verso le
periferie degradate delle capitali, aumento dei traffici illeciti, degrado ambientale
con aumento del rischio di catastrofi, sino a giungere al rischio di scomparsa delle
culture millenarie dei produttori stessi.
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Per i governi dei Paesi la cui economia è
fortemente legata all'esportazione di caffè, la crisi comporta significativi poi severi
aggiustamenti nei bilanci, con ulteriori tagli ai fondi destinati all'educazione e alla
salute, ed un ulteriore aggravamento della posizione debitoria del paese.
Gli effetti sui produttori di caffè centro americani sono stati particolarmente
significativi: la Banca Mondiale calcola che, a causa della riduzione dei prezzi, i
minori introiti equivalgano, annualmente, al costo del passaggio dell'uragano Mith, la
peggiore catastrofe naturale che ha colpito l'area negli ultimi 20 anni. Siamo dunque
di fronte ad una vera e propria emergenza, attualmente nascosta alla percezione dei
consumatori del Nord del mondo. Proprio da queste considerazioni è nato nel 2002 il
primo Presidio Internazionale del Caffè di Slow Food: Il Caffe di Huehuetenango.
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